Chievo, l’ex Cossato: “Clivensi favoriti sull’Hellas, Pecchia merita fiducia”

| 18/10/2017 20:00

Si avvicina il derby veronese e chi meglio di Michele Cossato può capirne le emozioni. Ex attaccante classe ’70, è nato e cresciuto calcisticamente nel Chievo per poi giocare con l’Hellas dal 2000 al 2003. Al Corriere della Sera ha parlato del derby che andrà in scena al “Bentegodi”.

Cossato, che ricordi ha della sua esperienza veronese? Dalla promozione in B sul lato della diga, nel 1994, al gol che permise al Verona di salvarsi nello spareggio con la Reggina, nel 2001.

«Ho vissuto esperienze fortissime da un lato e dall’altro, cogliendo le differenze che ci sono tra le due realtà. Dagli anni in cui giocavo, tuttavia, le cose sono cambiate. Ora, però, c’è una certezza che non si discute: il vero derby è questo».

Su quest’argomento, nella tifoseria del Verona, permane una resistenza…

«Lo so, ed è giusto che il tifoso coltivi un proprio sentimento in questa direzione, ma i fatti chiariscono come, con il tempo, il Chievo sia divenuto un club solido, radicato ed esemplare».

Domenica chi sarà il favorito?

«La ragione dice Chievo, ma nel derby la ragione non conta. Sono stato compagno di squadra di Rolly Maran e conosco le sue capacità. Si tratta di un tecnico di levatura eccezionale e fa dell’organizzazione la base del proprio lavoro. Quest’aspetto si proietta nel Chievo, che è una macchina con degli automatismi consolidati: per questo, ad ora, è in vantaggio sul Verona».

Dove deve migliorare, secondo lei, l’Hellas?

«Fabio Pecchia ha centrato la promozione. Ha iniziato il campionato di Serie A con certe difficoltà. Si sta prodigando per migliorare questo Verona. Con il Benevento serviva soltanto vincere e così è stato. A Pecchia va da data fiducia».

Siamo all’opposto degli anni dei primi derby, che lei giocò con la maglia del Chievo.

«Segnai anche due gol. Ma per il Chievo è tutto un altro discorso. Non avverti la pressione. Per noi era un motivo di stimolo giocare con il Verona. Al Bentegodi, di pubblico che ci seguiva, ce n’era poco. Per il derby, invece, lo stadio era pieno. Non avevamo niente da perdere».

All’Hellas, invece, come andava?

«La pressione ce l’avevi addosso. Eri l’Hellas, la tifoseria ti spingeva. Giravi per la città e ti chiedevano di vincere. Non me ne vogliano al Chievo, ma l’adrenalina che provi col Verona non è paragonabile. Appena entri in campo e senti il tifo gialloblù ti carichi».

Sia al Verona che, prima, al Chievo, i derby li disputò con Alberto Malesani in panchina.

«Il più grande allenatore che abbia avuto. E Maran gli somiglia. Per me è un Malesani riveduto, 2.0. Stessa cura per il dettaglio. Guardate il suo Chievo: ogni giocatore sa esattamente cosa fare, quando farlo e come. Questa è il segreto che hanno e che, ormai da anni, consente alla squadra di salvarsi con largo anticipo».

È un Maran da big, dice?

«Ne sono sicuro. Anche se poi il Chievo è una dimensione ideale, un club che è una famiglia con un presidente preparato, serio e sempre vicino per qualsiasi necessità tu abbia, qual è Luca Campedelli. Rolly è riservato e non cerca i titoloni, ma bravi come lui, credetemi, ce ne sono pochi».

Il derby come si vince?

«Con il collettivo. Ovvio che a deciderlo saranno le giocate dei singoli. Dicevo prima che il Chievo è, prima di tutto, una squadra nel concetto specifico del termine. L’Hellas è alla ricerca delle medesime sicurezze. Se conquistasse il derby farebbe un gran balzo in avanti».


Continua a leggere