VAR si/VAR no, questo è il dilemma: ma se lasciassimo parlare gli arbitri?

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:49

A cura di Mirko Matteoni

La tanto attesa ed acclamata moviola in campo è finalmente arrivata in Serie A. Il VAR, dopo una diatriba anche sull’attribuzione del sesso, è arrivata nel calcio come il sacro graal. Annunciata da tutti come la tecnologia che avrebbe spazzato via tutte le polemiche e i dubbi sulla regolarità del campionato. Ma è proprio così?

Un primo bilancio?

Certo si sa, quando si introduce una novità bisogna avere tutto il tempo di rodarla prima di poter dare giudizi. Proprio per questo motivo non mi avventuro nella valutazione tecnica del funzionamento della stessa, ma sugli effetti che fino ad ora ha avuto. Con tutta onestà non mi sembra, non so voi, che il VAR abbia effettivamente placato i dibattiti e le discussioni. L’arbitro, anzi gli arbitri in questo caso, palesano che l’errore umano anche dinanzi ad un monitor è sempre possibile. Magari poi quell’errore è anche frutto di un discorso spesso poco oggettivo e molto soggettivo.

Una domanda è lecita

Perchè a questo punto non sfatare il più grande tabù del calcio: dare la parola agli arbitri? Non credo che questa sia la manna a tutti i mali del calcio, della dietrologia e della polemica che ormai sembrano insite della nostra cultura. Sicuramente, però, avere la possibilità al termine della gara di ascoltare come il direttore di gara motiva una scelta renderebbe tutto più “umano” e “sportivo”. Quante volte degli episodi durante le gare, che vedono protagonisti calciatori ed allenatori, sembrano pronti a scatenare il putiferio ed invece poi, si placano proprio per le spiegazioni degli stessi dinanzi alle telecamere?

A me sembra assurdo non so a voi. Pensare che nel calcio sia arrivata prima la “moviola”, ovvero la tecnologia, che delle semplici dichiarazioni. Errare è umano ripetiamo spesso nel calcio, addetti ai lavori e tifosi. Uno slogan sacrosanto e tipico anche dell’AIA: e allora perché parlare non è umano? In attesa di una risposta, spero che possa essere il prossimo passo per rendere meno polemico e più sereno lo sport per cui viviamo, soffriamo e palpitiamo ogni domenica.

A cura di Mirko Matteoni