Focus CM24 – “Sulle gambe dei giganti”: ovvero, essere più forti del proprio destino

| 26/09/2017 18:56

A cura di Armando Fico

“Ci risiamo. E’ lo stesso dolore dell’altra volta, inconfondibile. E’ successo di nuovo“. Ginocchio destro al petto, l’ossessività di una mano scossa in aria a richiamare la panchina, poi giù a terra. Lacrime, e poi ancora la consapevolezza che il ginocchio, stavolta quell’altro, “quello sano”, ha ceduto a distanza di un anno dall’ultimo infortunio.

Triste la storia di Arek Milik, giunto a Napoli per colmare l’enorme vuoto lasciato da Gonzalo Higuain e puntualmente messo due volte K.O. ad inizio stagione dalla fragilità delle sue strutture articolari. “E’ come se gli fosse crollato il mondo addosso” ha ammesso il Dott. Mariani, ma invece, a crollare addosso allo sfortunato giocatore polacco, sembra esser stato proprio il suo destino, con tutto il peso della sua ineluttabilità, pronto a devastarlo fisicamente prima e psicologicamente poi.

Un destino infingardo quello di Milik, che da talentuoso attaccante di sicuro avvenire è passato rapidamente a prima punta dalle articolazioni di cristallo nelle stagioni della sua definitiva consacrazione sullo scenario calcistico europeo. Da semidio chiamato a riscattare una piazza ferita per rilanciarla nella corsa ai trofei che contano, ad essere terribilmente umano, fragile, e soprattutto solo di fronte al suo personalissimo dramma.

Ma se è vero che mai è accaduto che Sisifo si facesse schiacciare dal suo grave, e che Atlante fosse fiaccato dal peso del globo terrestre, Arek dovrà trovare la forza di reagire e ridare forma al suo destino, ricreandolo a sua immagine e somiglianza. Come? Muovendosi appunto sulle gambe di chi ci è riuscito, di quei giganti che il suo calvario lo hanno attraversato e buttato alle spalle vittoriosamente, tornando a giocare da protagonisti.

Mattia Perin è il primo di questi giganti. L’estremo difensore del Genoa ha dimostrato infatti che la paura è il primo nemico per tornare ai livelli prestazionali pre-infortunio, in particolare per un portiere. Ma soprattutto, di Mattia sono ammirevoli la fermezza ed il coraggio con cui è tornato a difendere la porta rossoblu. Quasi dimentico dell’infortunio, le sue gambe ora sopportano addirittura un peso triplo: la responsabilità della fascia da capitano, la volontà di riaffermare il proprio valore, l’irrequieta tranquillità di chi sa che la ricaduta è sempre dietro l’angolo.

Proprio contro l’Inter, tuttavia, Perin ha dato prova di una solidità mentale invidiabile, dettagli che si denotava dall’esplosività di alcuni suoi interventi che sono valsi al Genoa una stoica resistenza a San Siro fino al gol di D’Ambrosio nel finale.

Altro gigante è poi Alessandro Florenzi, non a caso uno tra i primi a mostrare la sua vicinanza al bomber polacco del Napoli. “Ci vedremo al San Paolo e ci scambieremo la maglia. Fieri della nostra forza e più forti del nostro destino. Un grande abbraccio! Ale“, ha scritto su Twitter, mostrando una volta di più tutta la sua straripante umanità.

Ma è davvero possibile essere più forti del proprio destino? Sì, se si ha un obiettivo e la costanza di perseguirlo. Senza contare l’importanza che hanno avuto nel corso della degenza post-operatoria la sua dedizione al sacrificio ed il suo amore per la maglia della Roma, dettagli che lo hanno spinto a sbranare quei giorni come se fossero un avversario da rincorrere.
Il resto lo hanno fatto l’identità, la personalità, il suo essere tutt’uno con la Roma, che in campo come nella vita lo spingono sempre oltre i propri limiti.

florenzi

Perché per Florenzi nulla è impossibile. Ma proprio nulla…

Di tutti questi piccoli insegnamenti Milik dovrà fare tesoro se vorrà tornare presto protagonista prima di se stesso e poi anche col Napoli. E, come tutti i portatori di un destino più grande di loro, ma ancora impreparati, saprà tornare più forte di prima, più ricco e consapevole di se stesso, per compierlo magari quando ormai nessuno se l’aspetta. Magari in primavera, magari in quelle sfide decisive per lo scudetto, per lasciare il suo segno nella Storia di Napoli e del Napoli.

A cura di Armando Fico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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