Focus CM24 – Paulo Dybala, quello che gli altri non dicono (o non vogliono vedere)

| 18/09/2017 18:10

A cura di Armando Fico

“Cos’è Dybala, oggi?”. A questa domanda, Alex Del Piero a Sky ieri ha risposto “Dybala oggi è la Juventus“. Avrebbe potuto rispondere in molti modi: “genio”, “il vero erede di Messi”, “talento unico”, ma ha preferito discostarsi dalle etichette, dagli inutili cliché, per restituirci un’immagine de La Joya più autentica, più vicina alla sua attuale dimensione di calciatore.
Ha poi continuato aggiungendo: “Soprattutto, è un giocatore migliore rispetto a quello dell’anno scorso”. 

Affermazioni in apparenza semplici, ma che dischiudono un mondo a chi si approccia in maniera faziosa, e quindi ingiusta, al dibattito intorno al suo enorme talento (come se poi sul talento si potesse effettivamente disquisire). Negli ultimi giorni, infatti, Dybala è passato dalla comparazione con Messi a brocco contro il Barcellona; poi ancora fenomeno contro il Sassuolo, seppur osteggiato dal fatto che “gli emiliani, si sa, contro la Juventus si scansano”.
Ma c’è di più, perché Paulo non è un giocatore che si ama o si odia, e la polarizzazione dei giudizi sulle sue prestazioni non può che essere frutto di un pregiudizio nei suoi confronti da estirpare il prima possibile.

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Un pregiudizio che offusca la vista e che forse spegne anche il cervello di chi non ha notato di come La Joya nella Juventus di Allegri giochi a tutto campo, andando a colmare le lacune qualitative di cui la manovra bianconera ancora soffre.
Contro il Sassuolo, invece, i quivis de populo si sono divisi sulla fattura dei suoi gol anziché focalizzarsi sulla sua prestazione; prestazione innegabilmente di livello assoluto e di cui la Juve non sa e non può fare a meno.

E allora, partendo proprio dai suoi gol, cerchiamo di capire perché Dybala è un giocatore delizioso e al contempo decisivo, che non si può che apprezzare.

1 – Sinistro di prima, arcobaleno, gol

E’ questo il primo gol che ha steso il Sassuolo. Un gol che mette in evidenza la capacità di Dybala di attaccare lo spazio e concludere a rete senza lasciare scampo al portiere. Intelligenza, sensibilità, intuizione, inventiva, imprevedibilità, precisione chirurgica. Tutto questo è Paulo Dybala, qualità che poi riverbera nelle sue giocate palla al piede in ogni zona del campo.

Rispetto all’anno scorso, infatti, l’argentino pare anche essere migliorato notevolmente nella gestione del possesso sotto pressione avversaria. Spesso e volentieri, proprio a Dybala sono state affidate le ripartenze bianconere quando Pjanic era lontano da zona palla o piuttosto serviva ripulire la transizione. Lo si è visto durante gli sviluppi da calcio d’angolo oppure sulle seconde palle arpionate, ripulite e smistate da La Joya sulla trequarti juventina. Insomma, affidare la sfera a Dybala equivale il più delle volte a mettere in cassaforte un carbone per poi, riaprendola, ritrovarsi un diamante tra le mani. Linee di pressione saltate con un semplice controllo orientato, roba che esalta veder fare Modric e Toni Kroos ma Dybala no… Sul perché, meglio forse tacere.

2 – Tacco-punta

Questo è forse della sua tripletta la rete più difficile da valutare. Circondato da quattro elementi della squadra avversaria – coi difensori che colpevolmente non avanzano in pressione – Dybala inventa una traiettoria da calcio a cinque irridendo i marcatori, diretti o indiretti che siano.

Ancora una volta, a fare la differenza è stata la velocità di pensiero e la rapidità d’esecuzione che, questo sì, lo avvicinano a Messi. Ma non solo: anche ricercare quel tipo di giocata, con la naturalezza con cui l’ha trovata ed eseguita, è sintomo di una brillantezza psicofisica con cui mai prima d’ora aveva giocato in carriera.

Libero di dare sfogo al suo istinto calcistico, Dybala quest’anno può scegliere dove e come giocare il pallone, ma soprattutto quando. Il numero 10 bianconero pare infatti capace di influire non poco sui ritmi della manovra juventina, ragionando oppure producendosi in strappi palla alla piede piuttosto che non cambi di gioco sul lato debole avversario. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti (quelli che vogliono vederli).

3 – Punizione carismatica

A maggior riprova di quanto detto prima sul suo invidiabile status di forma, la punizione segnata al minuto ’63. In questo caso Dybala si trasforma in un vero cannibale, che non si accontenta di creare per gli altri ma pretende anche di concretizzare di più in prima persona.

In quest’ottica, pur senza litigi, “soffia” un’allettante tiro da fermo al compagno Pjanic, che in quanto a punizioni nemmeno scherza, e lo trasforma infiocchettando la sua prestazione da man of the match. Qui è stato assoluto protagonista, fiaccando l’insperato tentativo di Consigli di evitare il gol con una traiettoria vellutata ma imparabile.

La facilità con cui ha trovato questa soluzione è ancora una volta disarmante, quasi imbarazzante, ma è servita a ribadire quanto sia anche lui in valore assoluto capace di rendersi determinante nel corso di una partita. Una sorta di schiaffo a chi ha pensato nell’ordine: “ha fatto solo un bel tiro”, “sì, ma se i difensori non marcano!” e “perché non fa le stesse cose in Champions”.

Ecco, Dybala sa essere tutto questo. E a chi non vuole vederlo, non resta che volgere lo sguardo altrove… Ma non sa cosa si perde.

A cura di Armando Fico

 


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