Milan, Fassone: “Puntiamo al ritorno in Champions. Faremo altri mercati importanti”

| 12/09/2017 07:30

Dopo il pesante ko di domenica, l’ad del Milan Marco Fassone prova a rasserenare gli animi. Il dirigente rossonero, sulle colonne del Corriere dello Sport, ha rilasciato una lunga intervista nella quale fa il punto della situazione.

Fassone, ha assorbito la delusione per la sconfitta contro la Lazio?

«Questa è la prima giornata di down dall’inizio della stagione, ma giocare subito ci aiuterà: non avremo tempo per rimuginare e per fare tanti discorsi».

Il ko di domenica ha minato le vostre certezze?

«Qualche dubbio ci è venuto, ma Montella è stato bravo nel post partita a sottolineare che le sconfitte fanno parte di un progetto di crescita. Magari non di queste dimensioni… Ecco perché quando mi hanno inquadrato in tribuna dopo il 4-0 avevo quell’espressione terribile (sorride, ndr). Contro il Cagliari non avevamo giocato bene, ma erano arrivati i tre punti. Contro la Lazio invece…».

In serata poi sono arrivate anche le parole di Raiola che non crede nel progetto del Milan.

«Mi è dispiaciuto che abbia detto certe cose. Raiola è l’agente di Donnarumma, ma anche di Bonaventura, Abate e altri giovani. Ammetto però che Mino è coerente e questa sua sfiducia l’ha espressa fin da aprile perché vede come oscuro e nebuloso il futuro del club. Gli ho spiegato il nostro progetto che si svilupperà in 4-5 anni. Dalle sue ultime frasi deduco che, nonostante gli investimenti, nutre ancora perplessità, ma sono felice che Gigio abbia scelto di rimanere: vuol dire che lui ci crede».

Sente anche lo scetticismo degli “orfani” di Berlusconi?

«Pensavo che questo scetticismo fosse ancora più pesante perché Berlusconi è stato al Milan 31 anni, 27 dei quali caratterizzati da grandi successi. Con Galliani ci sentiamo e tra noi il rapporto è buono. In una situazione del genere essere nel mirino della gente è normale e anche per questo abbiamo adottato una tipologia di comunicazione molto diretta: spieghiamo tutto ai tifosi con grande trasparenza sui social. Ho notato che la gente apprezza. Il numero di abbonamenti rispetto allo scorso anno è quasi raddoppiato e intorno al Milan sento tanto calore anche in trasferta».

Al Guardian ha parlato del debito con Elliott e ha spiegato che al 99% la società rimarrà all’attuale proprietà lasciando però un minimo dubbio…

«Avrei potuto anche dire al 99,9%, ma come manager, in presenza di un rifinanziamento non ancora certo, un minimo margine di dubbio va lasciato. Spero di poter dire che saremo a posto al 100% nella primavera del 2018, forse addirittura a febbraio-marzo, con 6 mesi di anticipo sulla scadenza del debito con Elliott. La mia frase voleva dare una rassicurazione ai tifosi, far capire loro che il Milan non porterà comunque i libri in tribunale e continuerà ad avere una proprietà solida anche nella più sciagurata e remota delle ipotesi».

Però ammetterà che sul progetto economico del Milan e sulla solvibilità di Mister Li aleggiano quotidianamente dei dubbi. Non si è stancato di certe insinuazioni?

«A volte sì. Nel mondo del calcio spesso le proprietà orientali vengono viste come poco trasparenti e poco comunicative. Noi, dove possibile, abbiamo deciso di rispondere con i fatti e con i numeri».

A proposito di numeri, quanti ricavi commerciali vi aspettate dalla Cina?

«I top club lì fatturano poche decina di milioni di euro, 20-25, anche il Manchester United che è il leader assoluto in quel mercato. La nostra scommessa è arrivare nei prossimi anni a 60-70-100 milioni. Come? In Cina abbiamo una società locale, non un semplice ufficio, e manager cinesi che possono sviluppare il nostro business conoscendo la cultura e sapendo come muoversi».

Qual è invece il risultato sportivo minimo che avete fissato?

«C’è un piano economico che va di pari passo con quello sportivo. L’obiettivo è la zona Champions League: vogliamo conquistarla per poi crescere ancora e vincere. Non riuscirci, però, non sarebbe un dramma. Alla Uefa ho presentato anche dei piani che non prevedono la partecipazione alla Champions e quindi 40 milioni in meno di ricavi. Se arriveremo “solo” in Europa League non chiuderemo la baracca, ma non nascondiamo che gli azionisti ci hanno chiesto di tornare subito a giocare la coppa più prestigiosa».

Su chi farete la corsa per piazzarvi tra le prime 4?

«Juventus e Napoli hanno qualcosa in più delle altre perché sono solide e collaudate. La corsa va fatta su Inter, Roma e Lazio che mi sembrano più alla nostra portata come rose. Se cresciamo come squadra, possiamo dar fastidio a tutti».

Un modo alternativo per raggiungere la Champions sarebbe quello di vincere l’Europa League.

«Per noi è una competizione importante, anzi prioritaria. Non la faremo schierando le riserve perché vogliamo arrivare il più lontano possibile e migliorare il nostro ranking. Se da febbraio avremo un po’ di fortuna nei sorteggi…».

Il derby del 15 ottobre è sempre più vicino. L’Inter è in testa, mentre voi avete rallentato. I nerazzurri sono più forti?

«Loro lo scorso anno in classifica sono finiti dietro di noi, ma il Milan ha cambiato molto. Ce la giocheremo senza paura, con loro e con le altre. Al derby e, ancora prima, allo scontro con la Roma arriveremo più rodati rispetto a ora».

Lei “sente” molto il derby con l’Inter?

«Ho buoni ricordi degli anni all’Inter. Il più grande rammarico è quello dell’ultima stagione con Mancini: eravamo primi, stavamo volando, poi qualcosa si è rotto (tra lui e Bolingbroke, allora Ceo nerazzurro, e Fassone se n’è andato, ndr). Peccato perché avremmo potuto vincere il campionato. Roberto (Mancini, ndr) è un fuoriclasse e gli auguro ogni successo perché lo merita».

Il derby di mercato questa estate intanto lo avete vinto voi.

«L’Inter era soggetta al Fair Play dell’Uefa, noi lo saremo il prossimo anno, ma non mi permetto di entrare nei loro affari. Tra la nostra proprietà e la loro c’è grande rispetto».

A proposito di Uefa, a che punto è il vostro iter con Nyon?

«A maggio abbiamo ottenuto lo slittamento della sottoscrizione del Voluntary Agreement. Siamo stati convocati in un momento in cui i nostri piani erano ancora superficiali. Ci rivedremo a novembre e speriamo che tutto vada a posto».

E’ possibile per i tifosi sognare in futuro altre estati di grandi colpi?

«Trovare l’accordo per il Voluntary Agreement potrebbe darci dei vantaggi, ma dei vincoli con l’Uefa li avremo. Quest’anno la proprietà ha accettato perdite forti che nel prossimo bilancio saranno coperte da aumenti di capitale e abbiamo inserito in rosa 11 nuovi giocatori. Nel 2018 niente rifondazioni: l’idea è quella di aggiungere 2-3 elementi e migliorarci dove ne abbiamo bisogno. Faremo mercati importanti anche senza cessioni di spessore».

Vi è rimasto il rammarico per un colpo sfumato per poco? Morata? Aubameyang?

«Siamo felici di Kalinic. Montella lo voleva fin dall’inizio e puntavamo su di lui. Ci siamo tenute aperte delle altre piste perché non sapevamo cosa avrebbe fatto la Fiorentina».

L’affare Bonucci com’è nato?

«Eravamo partiti per costruire una squadra di un certo tipo e nella nostra idea base Leo non c’era. A inizio luglio Montella e Mirabelli mi hanno prospettato l’acquisto Bonucci, spiegandomi che era il giocatore che avrebbe completato la nostra rosa. Su di lui siamo andati dritti per dritti anche se a me sembrava impossibile prenderlo. E invece al primo incontro con Marotta abbiamo trovato l’accordo in mezzora. Leo è un leader, ma anche lui deve ambientarsi».

Ora è lui il vostro capitano, ma Raiola sostiene che avevate promesso la fascia a Donnarumma.

«Non voglio fare polemiche. Dico solo che da quando ha sposato il nostro progetto, immaginiamo che Gigio diventerà capitano del Milan. Dargli la fascia adesso sarebbe stata una cosa prematura, ma se rimarrà a lungo con noi come speriamo…».

Nessun dubbio neppure sul futuro con Montella?

«Non lo abbiamo mai messo in discussione e sarebbe rimasto anche senza la qualificazione all’Europa League. Mi è piaciuto tantissimo come ha lavorato la scorsa stagione, caratterizzata dalle difficoltà del cambio di proprietà. Ha grandi doti gestionali del gruppo».

Che cosa significano le nomine all’Eca di Agnelli presidente e di Gandini e De Laurentiis a capo di due diversi gruppi di lavoro?

«Per il nostro calcio sono importanti. Andrea ha dedicato tanto tempo all’Eca e si è costruito una credibilità internazionale forte».

Come è invece la situazione in Lega?

«Con una struttura più manageriale e un consiglio con più poteri funzionerà meglio. Aver approvato tutti insieme le linee guida riformatrici è stato importante, anche se sarebbe stato meglio eleggere subito un presidente e i due rappresentanti nel Consiglio Federale».

Perché Lotito è così importante per gli equilibri in via Rosellini?

«Perché è bravo, conosce la materia meglio di altri, lavora 20 ore al giorno ed è eccezionale a creare consenso. Una lega ben guidata senza di lui è un’utopia».


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