Focus CM24 – Conte “mafioso”? meglio tacere che scrivere cavolate

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:43

Articolo a cura di Armando Fico

Ebbene sì, il “celebre” tabloid britannico The Sun ci è ricascato. Dopo infatti l’uscita disastrosa su Napoli, giudicata una delle città più pericolose al mondo al pari di Raqqa (capitale dell’Isis), gli articolisti del giornale inglese hanno dato ulteriore sfoggio della loro pregiudiziosa presunzione.

A finire stavolta nel mirino delle loro affilatissime quanto argute penne è stato Antonio Conte, tecnico italiano del Chelsea, messo sotto accusa per i suoi metodi dittatoriali nei confronti della squadra tutta. Nell’articolo in questione si legge che i calciatori hanno paura di lui, e che addirittura non si oppongono al proprio tecnico per paura di eventuali ritorsioni e punizioni. Adducendo anche l’esempio di quanto accaduto a Diego Costa, sbattuto fuori rosa dopo qualche intemperanza di troppo, e scaricato a fine stagione come un cane in autostrada prima delle vacanze.

conte diego costa chelsea

Come non poteva tutto questo indignare i così tanto sensibili colleghi d’oltre Manica?! E questi ben hanno fatto a bollare tali atteggiamenti come “mafiosi”, oltre che a definire Conte come “il Vito Corleone del Chelsea” ed il suo “calcio fatto di omertà”.

Ora, anche a costo di recitare la solita parte degli italiani campanilisti e suscettibili, potremmo suggerire ai suddetti colleghi che forse è meglio si trovino un altro mestiere. Perché una cosa è manipolare brandelli di verità, come hanno fatto egregiamente anche stavolta, altra cosa è invece fare informazione, come riescono solo poche volte. Se non altro per rispetto dell’intelligenza altrui, a cui sfugge ogni fondamento logico-associativo dell’accostamento Conte-mafia.

Certo, a voler concedere loro un’apertura di credito, può aiutare a comprendere il perché di questa scelta kamikaze la lettura dell’incipit dello scritto. “Antonio Conte sta tentando di costruire un impero, e la sua linea di comando sembra quella de Il Padrino“; inizio a cui fanno seguito alcune frasi dell’allenatore dal tono chiaramente intimidatorio. Tra queste, la più scabrosa è stata “L’allenatore deve sempre aver il controllo totale dello spogliatoio. Altrimenti, se questo non succede, sei morto“.
Ma non solo: proseguendo nella lettura si può notare come si faccia riferimento ad un “Codice di Conte” imposto ai calciatori, e che questi non possono contestare.

Conte, non tutti lo vogliono

Non ci trovate nulla di strano? Come dite, queste cose succedono in qualsiasi contesto sociale e soprattutto sportivo? Allora siete dei mafiosi. Non ve ne rendete conto, non vedete, e forse non capite nemmeno che è questa stessa mentalità ad avervi rovinato. Di certo non come certi inglesi, incapaci di distinguersi dalle cialtronerie politiche del pifferaio magico Nigel Farage o incapaci ancor’oggi di abbandonare il loro complesso di superiorità che li fa sentire in condizione di poter parlare di tutto e tutti pur senza conoscere nulla di ciò che si scrive di ciò che si dice.

In una sola parola “inetti”. Inetti che parlano di cose che non sanno e che non hanno mai vissuto, inetti che pur di sentirsi migliori non esitano ad infangarsi le mani con i peggiori pregiudizi e stereotipi per lanciarli addosso alle loro vittime precostituite. E questo, senza ombra di dubbio, è il più grave dei peccati… insieme a quello di essere mafiosi, ma per davvero.

Articolo a cura di Armando Fico