Focus CM24 – Non chiamatelo pazzo: l’all-in di Fassone ha i suoi perché

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:10

Articolo a cura di Armando Fico

Il Milan sta monopolizzando il mercato, sia italiano che internazionale. Nessun club, nemmeno quelli più facoltosi, hanno speso tanto e preso ben dieci giocatori (dieci!) in questa primissima fase di trattative. I rossoneri si sono praticamente costruiti una squadra nuova nel giro di circa 12 giorni, in un rapporto tempo/affari conclusi quasi da vertigine.

Chi si sarebbe aspettato tutto questo alla vigilia dell’avvento della nuova proprietà cinese, alzi la mano. Certo, qualche acquisto altisonante lo si poteva anche immaginare, ma disintegrare così le rivali del Bel Paese ha persino dei tratti di imbarazzo ed umiliazione rispetto alle ultime campagne acquisti targate Galliani-Berlusconi.

La premiata ditta Fassone-Mirabelli, invece, spende e spande, assicurando commissioni milionarie agli agenti dei nuovi innesti, e osa addirittura concedere 10 milioni di euro all’anno al 30enne Bonucci, facendolo diventare il calciatore più pagato della Serie A (senza contare i 6 milioni all’anno concessi all’invece diciottenne Donnarumma). Tutte mosse decise, nette, proprie di chi agisce senza ripensamenti e che si muove in virtù di un obiettivo ben preciso.

A molti però il dubbio è venuto: come può il Milan spendere tutti questi soldi nonostante sia una società fortemente indebitata? La risposta è semplice e, per certi versi, risiede nella stessa domanda. I rossoneri non possono permettersi di non onorare il debito con il fondo di investimento Elliot, del valore di oltre 300 milioni di euro, concesso a Li per riuscire ad acquisire il club. Non rispettare le scadenze imposte significherebbe solo una cosa: smantellare l’asset finanziario del club, su cui si rifarebbero i creditori.

Quindi la strategia consiste nell’acquistare top player per arrivare a vincere qualcosa ed aumentare di conseguenza i ricavi? Vero e giusto, ma le cose stanno anche diversamente. L’ambizione milanista è quella di entrare stabilmente nel salotto buono della Champions League, su questo non ci piove; Champions, oltretutto, che dal prossimo anno sarà aperta a quattro squadre italiane, e la gustosa torta dei ricavi sarà da spartire con un club in più. Con l’attuale squadra, questo lo si può dire, il Milan mira quanto meno al quarto posto, posizione facilmente raggiungibile anche senza la metà dei calciatori effettivamente acquistati. E allora?

Allora c’è dell’altro, considerato che tutti nuovi innesti, con Bonucci unico profilo che ancora mancava (il top player di caratura mondiale e dal carisma da capitano), significano anche maggiori ricavi nel settore de merchandising. Essi quindi rientrano a pieno titolo in una più vasta strategia di marketing, da sviscerare sicuramente in Cina ed in tutta l’area asiatica. Immaginatevi tournée con stuoli di tifosi al seguito, tutti rigorosamente con la maglietta del proprio beniamino o uno di quei gadget che in Oriente fanno tanto status symbol… Bene, tutto questo si traduce in flussi di denaro che entrano nelle casse del Milan.

Ecco, due piccioni con una fava…

E poi, ultimo ma non per ultimo in ordine di importanza, l’azzardo principale di tutta la manovra di Fassone: sfruttare i limiti UEFA sul fair play finanziario. Ma non sfruttarli per rimanervi all’interno, bensì superarli e giocare d’anticipo.
Sembrerà assurdo, ma questo Milan se vuole spendere più di quanto incassa deve farlo ora – seppur senza sforare eccessivamente – e poi chi vivrà vedrà… Mi spiego meglio: allo stato delle cose il Milan già rischia una sanzione da parte della UEFA per i debiti accumulati dalla precedente gestione. Fassone potrebbe aver quindi subodorato che anche il voluntary agreement potrebbe alla fine non bastare, e che quindi ad ottobre l’inflizione di una sanzione (dalla multa fino all’esclusione da una competizione internazionale, passando per il blocco del mercato) è uno scenario più che probabile.

A questo punto, se proprio dovrà essere punito, che almeno il Milan si ritrovi con una squadra competitiva in grado di lottare ad alti livelli almeno in Italia! Ma questo era un passo che andava fatto ora, e non un giorno più tardi. Così facendo, l’anno prossimo, in caso di multa, nessun problema: si è capito infatti che i soldi non sono un problema dalle parti di Casa Milan. E se invece arrivasse il blocco di mercato? poco male: la squadra già c’è, è forte, e può competere a tutti i livelli. Infine, nel caso peggiore, se arrivasse l’esclusione dalla competizione internazionale, meglio ancora: ve lo immaginate nel 2018/2019 questo Milan, pieno zeppo di talento e affiatato dopo un anno di rodaggio, ad indirizzare tutte le sue energie sull’obiettivo scudetto?

Chapeau, Fassone

Articolo a cura di Armando Fico