Pellissier: “Di giocatori come Totti ne nascono pochi”

| 19/05/2017 09:37

In un’intervista al Corriere della SeraSergio Pellissier ha parlato della prossima partita con la Roma ed in particolar modo dell’addio al calcio di Francesco Totti.

La maglia di Totti ce l’ha già, Pellissier?

 

«Sì, maglia con dedica. Già chiesta prima di una vecchia partita, ma non riuscì a darmela: me l’ha fatta avere l’anno scorso».

 

Il vostro primo incrocio risale al 7 dicembre 2003, Chievo-Roma 0 a 3: Totti segna al 67’, un minuto dopo entra Pellissier per Semioli…

 

«Si va troppo indietro. Ricordo però un Chievo-Roma 2 a 2 del 2010. Campo disastroso, noi volevamo giocare a tutti i costi, loro no. All’intervallo la Roma è sopra di due gol e nel tunnel qualcuno da dietro mi dà una pacca sulla schiena. Era Totti: “Ahò, hai voluto gioca’, eh?”. Nella ripresa li abbiamo rimontati: anzi, quasi vincevamo 3-2…».

 

Totti sta al calcio come Federer al tennis, dice lei…

 

«Quando giochi con quella facilità vuol dire che non ti manca niente. Forse il colpo di testa, ma va beh. Totti è il tiro di destro e sinistro, la qualità e la forza. Difficilissimo poi tirargliela via: nelle partite contro di lui, la paura pazzesca che gli arrivasse palla e da lì inventasse un tiro, un assist, un’azione importante».

 

Come per lei, anche il gioco di Totti è cambiato con l’età?

 

«Non essendo tecnico come lui, io prediligo ancora la forza e lo scatto, a condizione di stare bene fisicamente. Totti invece può giocare anche da fermo. L’anno scorso ogni volta che entrava erano minimo due assist, palla in profondità e attaccante mandato in gol: parliamo di una qualità superiore che non perdi mai».

 

Ogni quanto nasce un Totti?

 

«Tra fine anni 60 e metà 70 sono nati lui, Baggio, Del Piero. Certo, come Totti ne nascono pochi. Lo capisci guardando i suoi gol: sempre belli, mai una sbucciata né un tiro brutto. Oggi abbiamo i Messi e Ronaldo, gente stellare, però dalla qualità diversa: Messi è tecnicamente forte ma fisicamente non è Totti, Ronaldo ha fisicità e qualità ma non la qualità di Francesco. È via di mezzo tra loro due, Totti».

 

Le cose più belle viste fare al capitano della Roma?

 

«Il pallonetto con l’Inter dopo aver fatto credere a tutti che avrebbe calciato di potenza. Che poi: è un colpo ripetuto, solo che quella volta lì ti resta impressa perché è a San Siro. Mi viene in mente pure il gol al volo, di sinistro, a Genova contro la Sampdoria».

 

Via social, la settimana scorsa, Pellissier che manda un sms a Totti: «Ci sono passato anch’io, non mollare…».

 

«Nel senso che anni fa anch’io, nel mio piccolo, mi sono ritrovato da titolare inamovibile a ultimo degli ultimi. Ed è dura. Perché a differenza del giovane che viene e va, tu sei lì da una vita e ci tieni alla maglia in modo particolare».

 

Fosse in Totti chiuderebbe con una squadra straniera (si parla dei Miami di Nesta)?

 

«No. Ne so qualcosa: vuoi dimostrare di non essere finito o vuoi salutare il calcio nella tua squadra del cuore? Il problema è che non vorresti chiudere così: sei uno che ambisce sempre a dare il suo contributo. Tornando al punto, comunque, fossi in Totti non riuscirei a vestire un’altra maglia».

 

Si parla anche di un ruolo da dirigente alla Roma: lei, Pellissier, il dirigente al Chievo lo farebbe?

 

«Dipende da cosa fai. S’è un ruolo di responsabilità, con la società chiamata a fidarsi nuovamente di te, allora è un conto. Ma passare da una certa posizione, come giocatore, al non fare quasi niente…».

 

Spera di vederlo giocare, Totti, in questo Chievo-Roma?

 

«Ci spero perché è sempre bello vederlo giocare. Ma non so se succederà. Spero, questo sì, che Totti giochi da titolare nell’ultima all’Olimpico, con tutto lo stadio ad applaudirlo. È un campione e meriterebbe un finale a tono».

 

Totti che saluta la serie A le mette malinconia?

 

«Diciamo che ti fa capire come il tempo passa. Smettono anche i campioni, quindi prima o poi toccherà pure a te. Mancano pochi anni alla fine del divertimento».


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