Caso Manichini-Roma, la Bindi avverte: “Metodi simili alla criminalità organizzata”

| 07/05/2017 08:02

A Roma continua a far parlare la macabra rappresentazione messa in scena dai tifosi della Lazio.I supporters biancocelesti, infatti, dopo la vittoria nel derby avevano appeso fuori al Colosseo uno striscione minatorio e manichini impiccati con le maglie di Salah, De Rossi e Nainggolan. Nonostante le “motivazioni”, un gesto che resta ben lontano da ogni sorta di sfottò calcistico.

Bindi sul caso Roma: “L’episodio non si può sottovalutare”

In questo senso ha detto la sua Rosy Bindi, deputato Pd e presidente della Commissione parlamentare antimafia che da mesi prova a far luce sulle infiltrazioni della criminalità organizzata nel calcio italiano: “Le indagini faranno il loro corso ma l’episodio non si può sottovalutare. In uno spazio pubblico e simbolico della città di Roma è stata messa in scena una macabra intimidazione. È intollerabile. Il tifo dovrebbe essere espressione di una passione sana e giocosa e invece si moltiplicano minacce e insulti ai giocatori, sempre più sotto tiro”.

Poi, l’avvertimento più inquietante, probabilmente figlio anche delle risultanze emerse dalle indagini sui rapporti tra Juventus e ultrà in odore di ‘ndrangheta: “Le tifoserie stanno mutuando comportamenti violenti e intimidatori molto simili a quelli della criminalità organizzata e il confine si fa sempre più labile, come stiamo registrando anche nella nostra inchiesta”. Parole alle quali fanno eco quelle ben sintetizzate recentemente dal capo della Polizia Franco Gabrielli, proprio nell’audizione di mercoledì all’Antimafia: “Il 27% degli abbonati romanisti in curva Sud ha precedenti penali”. Numeri da horror che rendono l’idea della delicata situazione esistente nel tifo organizzato italiano.

Fonte: Gazzetta dello Sport


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