Zeman: “A Roma il Sistema mi impediva di vincere, Sensi lo capì e mi esonerò nonostante feci bene”

| 22/04/2017 10:01

Una partita speciale per Zeman contro la Roma. Il tecnico del Pescara è intervenuto ai microfoni del Corriere dello Sport. Ecco le sue parole: “Un’altra partita che fa parte del campionato, ci sono sempre tre punti in palio. La Roma rimane sempre un’ottima squadra. Certo, le eliminazioni in Coppa Italia e in Europa League non se le aspettava nessuno. In corsa per il secondo posto? Penso di sì, anche se la Juve ha dimostrato anche questa settimana che è una grande squadra, ha giocatori importanti. Se la Roma si esprime al massimo può competere anche con la Juventus, ma durante il campionato ha avuto qualche pausa. Sono tornato qui perchè penso che si possa fare ancora qualcosa di importante, anche se erano tutti convinti che la retrocessione fosse decisa, c’è stata la possibilità di invertire la rotta, ma non l’abbiamo sfruttata. Ora pensiamo a costruire una squadra più strutturata”.

Tra poco spegnerà 70 candeline, sempre con la stessa voglia di lavorare…

La carta d’identità dice questo, ma non me li sento. A me piace stare in campo, mi piace non lavorare, ma far lavorare per vedere miglioramenti, se ci si riesce. Non ho mai cambiato l’idea di calcio, avrò cambiato le esercitazioni, ma l’idea di calcio che cerco di mettere in pratica è sempre la stessa. Alla Juventus c’è un sistema vincente che parte dalla società, dall’organizzazione. La Juve ha una società meglio organizzata e strutturata, economicamente sta bene, si può permettere di mantenere i giocatori più forti, se va via uno importante cerca di prenderne un altro, mentre le altre società devono vendere per necessità e quindi non si riesce a portare avanti un progetto”.

Penso che così sia difficile competere e vincere, se non si ha la possibilità di mantenere i migliori e lavorare con loro. La Juve da cinque anni ha uno zoccolo duro di dieci giocatori, alla Roma dopo cinque anni ci sono Totti, che non è più Totti, Florenzi e De Rossi”.

Su Florenzi…

Spero che l’infortunio non lo condizioni, nel futuro se si rimette a posto e sta bene può crescere, è ancora abbastanza giovane. Con me giocava centrocampista, perché quando sono tornato ho rifatto la Roma come era prima e al posto di Di Francesco avevo Florenzi, hanno le stesse caratteristiche”.

Sul ritiro di Totti a fine stagione…

Non lo so, io continuo a dire che Totti ha fatto tanto e sono convinto che se si sente di giocare ed è più bravo dei compagni che ha attorno è giusto che continui. Quando si accorgerà che gli altri sono superiori dovrà smettere”.

 

Sul rapporto con De Rossi che non è stato facile… 

Si è insistito molto su questo punto. Il suo rendimento con me non è stato positivo. Aveva la media del 4,5 e non ero io che davo i giudizi. Il tipo di gioco che adottavo non si adattava alle sue qualità. Il calcio che voglio io è diverso, da giovane lo ha fatto, quando è diventato più esperto non è riuscito ad adattarsi”.

Roma? Stagione positiva… 

 

Anche in questo caso ci sono opinioni divergenti. Tutti considerano quella stagione deludente, ma io la considero ottima. La critica diceva che facevamo il calcio più bello d’Italia, espresso in particolare nelle partite vinte contro il Milan e la Fiorentina. Avevo conquistato la finale di Coppa Italia, che purtroppo non ho potuto giocare io. E le plusvalenze fatte dalla società sui giocatori lo considero un altro aspetto positivo. Mi sento a posto e quella la considero una stagione positiva”.  

 

Sull’arrivo di Monchi come direttore sportivo, e possibile allenatore Emery

Non sono d’accordo su queste scelte. Il calcio in Italia dovrebbe farlo gente che ha vissuto il calcio italiano e che ha esperienza specifica. Emery ha fatto risultati importanti con il Siviglia, ma ci sono allenatori che rendono di più in certi contesti. Il calcio spagnolo è diverso da quello italiano, bisogna vedere se si adatta o se riesce a far adattare la squadra alle sue idee”.

Sull’avvento dei cinesi nelle società di Inter e Milan

Penso che oggi il calcio dipenda molto dall’economia. Secondo me i soldi non sono tutto, sono importanti ma bisogna saperli usare. Conta avere una società che ha al suo interno dirigenti capaci, con una organizzazione. Se non c’è questo i soldi non contano niente. Se fosse dipeso tutto dai soldi gli inglesi avrebbero dovuto vincere tutto, visto che ne hanno più di tutti e invece stranamente sono anni che non vincono e sovvenzionano il calcio europeo comprando a caro prezzo e poi regalando i giocatori agli altri Paesi”.

 

In azzurro si sta imponendo Immobile che ha lanciato lei… 

Sta facendo bene dopo due anni di sofferenza in Germania e in Spagna. E’ tornato quello che era prima ed è uno che fa gol. Modello Pescara? Sì, vorrei fare questo, spero che riusciamo a trovare ragazzi di talento. Se sono più di tre è meglio.”

Fate finta di non sapere, ma io sono stato mandato via anche se avevo un altro anno di contratto perché con me il sistema ci avrebbe impedito di vincere. Nel mio secondo campionato ci sono mancati 23 punti per errori arbitrali. Quelli erano errori calcolati, non come quelli del Real Madrid, per intenderci. Sensi quando decise di investire – anche troppo, secondo me – capì che con me non poteva vincere, ha cambiato e accettai quella decisione. Ma questa è una storia conosciuta, sono usciti i libri neri, basta andare a rileggerli”.


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