Carlo Tavecchio: “Mi ricandido. Abodi? Con me ha sbagliato”

| 01/03/2017 12:39

L’intervisa del presidente della FIGC Carlo Tavechio

Carlo Tavecchio ha deciso di ricandidari alla presidenza della FIGC. Oggi in edicola una sua lunga intervista alla Gazzetta dello Sport. Ecco le parti salienti selezionate dalla redazione di Calciomercato24.

Presidente Carlo Tavecchio, perché ha deciso di ricandidarsi?
«Non mi sarei ricandidato se dopo un inizio particolare non avessi sentito un consenso crescente da parte del sistema calcio. Ho superato un momento difficile, e di questo sono orgoglioso, come dei riconoscimenti di personaggi prima estremamente critici. Le dichiarazioni favorevoli di Agnelli, del tutto spontanee, e un colloquio riservato con Cairo, in cui mi ha detto di aver cambiato opinione sul mio operato, sono stati decisivi».

Riconoscimenti che non le arrivano da tutte le componenti della Figc, però…
«Sì, all’esterno hanno capito meglio degli interlocutori interni tutto quello che è stato fatto e l’obiettivo che ci siamo posti: gettare le basi per adeguare il calcio italiano agli standard europei. Abbiamo avviato un percorso di riforme che va completato. Il tetto alle rose e la valorizzazione dei vivai che hanno contribuito a generare il fenomeno Atalanta, le licenze nazionali, il grande sostegno al calcio femminile, l’adeguamento delle infrastrutture, le norme restrittive sui bilanci. E molte di queste cose sono passate all’unanimità in Consiglio federale. Per questo, sorrido quando leggo certi commenti sulla mia gestione».

Ce l’ha con Abodi?
«Ce l’ho con alcune sue cadute di stile. Ha dichiarato che vuole una Figc più trasparente e meno ruffiana, cosa significa? Io rispetto la sua candidatura, ma rivendico la mia diversità: non ho annunciato che la Figc farà attività di consulting per progettare e finanziare stadi. Ma stiamo scherzando? La Federcalcio Srl non è la Goldman Sachs che trova i finanziatori per gli stadi. Immaginate se si mettesse a cercare location: non sarebbe più un organo di garanzia, farebbe business».

Ma la Figc qualcosa dovrà pur fare per stimolare il miglioramento dei nostri stadi?
«E’ proprio quello che abbiamo fatto. Entro i prossimi tre anni bisogna avere lo stadio in regola, senza più deroghe. Altrimenti, non si potrà giocare».

Con lei l’Italia è tornata al centro dell’Europa calcistica?
«L’Europa è il nostro riferimento. Qualcuno ha detto che la Figc ha sempre avuto un ruolo centrale, ma non è vero. Se avessi ascoltato le indicazioni del sistema avrei dovuto votare Blatter e non avrei dovuto votare Ceferin. E invece siamo stati bravi a capire che stavano cambiando gli equilibri interni. Siamo stati premiati con la possibilità di ospitare alcune partite di Euro 2020 e con l’organizzazione dell’Europeo Under 21 del 2019. E poi abbiamo Agnelli e Gandini in Eca, la Christillin in Fifa, e ottime speranze di essere rappresentati da Michele Uva nell’Esecutivo Uefa».

Presidente, si è pentito di definire quella dei campionati la “madre di tutte le riforme”?
«No, affatto. Continuo a pensare che 102 società professionistiche siano tante. Il problema è che tanta quantità non crea ricchezza, perché ognuno prende un po’ dell’altro. Lo sostengo da mesi, ma mi accorgo che sono quasi solo. Alcuni interlocutori federali si occupano di voli pindarici, ma bisogna andare sul concreto».

Quindi?
«Le società di A non decideranno mai di scendere a 18 squadre. Questo intendevo quando ho parlato di utopia. C’è un sistema autoprotettivo. Nel mio programma c’è una proposta concreta: A e B a 20 squadre, con due retrocessioni e due promozioni, Lega Pro con due gironi da 20. La B diventerebbe un soggetto assistito da circa 90 milioni di mutualità, 5 a società: mi sembra sostenibile. In Lega Pro, l’anno scorso abbiamo fatto 12 ripescaggi, possiamo continuare così? Ora dicono di aver inventato il rating, ma abbiamo delle nuove licenze nazionali che rispettano gli standard Uefa: basta applicarle».

Papu Gomez, alla Gazzetta, ha definito la Serie A un “campionato bruttissimo”. Come si può migliorare lo spettacolo?
«Le innovazioni della A non le fa la Figc, noi diamo le indicazioni. Ma io non posso imporre, ad esempio, i playoff. Già sarebbe più facile provare a inserire dei playout. Ovvio, non siamo contenti che gli stadi non siano pieni».

Però i conti della Figc sono a posto…
«In due anni e mezzo il Coni ha tolto 27 milioni alla Figc. Ma siamo riusciti ugualmente a chiudere i bilanci in sostanziale pareggio. Ne andiamo orgogliosi».

A proposito di conti, cosa accadrà lunedì?
«Secondo i miei calcoli sono sopra il 50%. Per carità, tutto può succedere, ma sarebbe la prima volta che perdo un’elezione. Mi aspetto il largo consenso della Lega Dilettanti di Cosimo Sibilia (che proprio ieri, nel Consiglio direttivo, ha confermato il voto per Tavecchio, ndr). È un po’ una mia creatura, non penso possa farmi uno scherzo. Poi ci sono gli allenatori. Molti si chiedono perché siano arrivati da noi. Vedete, abbiamo fatto una scelta di fondo. I centri federali territoriali, quando saranno a regime, daranno lavoro a 1200 tecnici. Poi, ipotizziamo di dare un tecnico patentato a ogni squadra, e questa offerta la possiamo fare noi perché il Settore giovanile dipende dalla Figc. Infine, con Ulivieri abbiamo fatto il giro del mondo esportando il nostro prodotto “allenatori”, con grande successo».

Tommasi, invece, continua a non capirla…
«E lo trovo incredibile, perché se lavoriamo per alzare la qualità tecnica i primi a beneficiarne saranno i calciatori».

Il voto della Serie A sarà fondamentale?
«Non credo, varrà come gli altri».

Ma se non rinnova le cariche elettive, sarà commissariata?
«Intanto si riuniscono domani, e vedremo se eleggeranno i consiglieri federali. Se ne occuperà il Consiglio federale. Le verrà concesso un tempo molto ristretto per completare le elezioni».

Presidente, a proposito di A: continuano a imputarle la presenza ingombrante di Lotito…
«Lotito è espansivo, ma non ha mai inciso sulle mie scelte. Vi ricordo che secondo la Lega di A avrebbe dovuto fare il vice presidente vicario. Se il problema è il famoso ufficio in Figc, in futuro al quinto piano ci saranno solo presidenza e direzione generale».

Però Gravina vi accusa di stalking elettorale…
«Basta con questa storia. L’ultima volta in Lega Pro Lotito non è stato così determinante. E poi come vogliamo definire le loro chiamate ai presidenti dei Comitati regionali della Lnd?».

Agnelli voterà per lei, ma avete ancora in piedi la causa Calciopoli?
«I nostri avvocati sono a lavoro, prima del Consiglio di Stato troveremo un compromesso».

Sarà il presidente di tutti?
«Certo, ma non sono ossessionato dall’unanimità. Preferisco impegnarmi ad attuare il mio programma. Se dovessi perdere, invece? Ho una bellissima famiglia e vivo in montagna. Vorrà dire che mi impegnerò in prima persona per la Ponte Lambrese, una piccola società con 9 squadre cui da quaranta anni verso tutte le mie indennità».

 


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