Guglielmo Stendardo, per tutti Willy. Credevamo fosse un soprannome affiabiatogli dai suoi tifosi, gli stessi che hanno invaso il web di “Grazie Willy” e “Dai salva il Pescara” quando hanno saputo della sua partenza da Bergamo alla volta dell’Adriatico. “In realtà fu Gigi Cagni a chiamarmi per la prima volta così”, racconta in esclusiva a calciomercato24.com, “Willy è il diminutivo di William, che poi sarebbe il mio nome in inglese. Il mister diceva che nel frattempo che pronunciava Guglielmo si sarebbe fatta notte, allora cominciò a chiamarmi così, gli altri lo seguirono a ruota. Ricorda un po’ Troisi in effetti, con la storia del figlio scostumato Massimiliano”.

Napoli, l’esordio

Erano gli anni della Sampdoria, agli inizi di questo millennio. Un paio d’anni prima, l’esordio in Serie A, in un NapoliBari di fine stagione, rimasta la sua unica presenza in maglia azzurra. Abbastanza tuttavia per strappare un record: all’epoca aveva 17 anni e 10 giorni ed è tuttora l’esordiente in Serie A più giovane della storia degli azzurri. “Il momento più bello”, prosegue, “forse il più emozionante di tutta la mia carriera. Ho giocato con Lazio, Juventus e altri grandi squadre, calcando palcoscenici importanti, ma esordire con la maglia della squadra della tua città, nello stadio che sognavi da piccolo è un qualcosa di indescrivibile”.

Grazie alla Dea

Ci chiediamo se sia più importante anche degli anni trascorsi a Bergamo, visto che in questi giorni abbiamo notato la profondità del segno lasciato in nerazzurro. “Bergamo è una piazza nella quale ho passato tanto tempo”, ribadisce ai nostri microfoni, “e devo salutare e ringraziare, con affetto, tutti i tifosi, per l’accoglienza ed il trattamento riservatomi. Con loro condivido dei valori importanti come l’attaccamento alle proprie radici e la forza di volontà”. Quanto alle scelte societarie, non ha potuto far altro che accettarle e ci ribadisce, con garbo, il concetto espresso già sui suoi canali ufficiali.

Quale futuro per Willy?

Una prosa particolarmente asciutta e accorta, non possiamo fare a meno di farglielo notare, chiedendogli quale sia il suo obiettivo una volta lasciato il calcio. “Detto che per il momento l’obiettivo è raggiungere la salvezza con il Pescara, per il futuro ho ancora voglia di giocare. Mi auguro che a fine stagione i tifosi siano orgogliosi dei calciatori li rappresentano, assieme alla città e alla società. Avvocato o giornalista? Quella fu una battuta (ma ha già passato l’esame all’ordine forense ndr), l’importante è che sia qualcosa che sia attinente con il mio percorso e con ciò che ho studiato”, conclude serafico.

Da 32 a 32

Abbiamo solo un’ultima curiosità, visto che quel 16 maggio 1998 aveva la maglia 32, la stessa che ha scelto Leonardo Pavoletti. Non era in campo quest’anno nel 3-0 della sua Atalanta contro il Genoa, ma ha le idee comunque chiare: “Sì, abbiamo vinto quella volta e lui per fortuna non ha segnato. Pavoletti è un giocatore valido, che darà sicuramente un apporto positivo al Napoli”.

In bocca al lupo anche per questa nuova avventura, Willy.