Emiliano Mondonico, ex allenatore, 70 anni appena compiuti ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di La Repubblica. Ecco le sue dichiarazioni sul campionato dell’Atalanta con un occhio al Bologna.

Le parole di Mondonico

Mondonico, come definirebbe il campionato dell’Atalanta? «Incredibile. Nel senso che resto incredulo ogni volta che li vedo vincere». E pensare che, alla quinta giornata, dopo quattro sconfitte, erano a un passo dall’esonero di Gasperini. «Me lo ricordo bene. Tre punti in cinque partite, trasferta a Crotone contro l’ultima e cosa succede? Vittoria. Arriva qui il Napoli, ancora una vittoria. Poi un pareggio e altri sei successi di fila. Chi ci capisce qualcosa è bravo».

Provi lei, mezzo secolo di calci. «Il calcio è ancora bello perché prepari una cosa e poi ne succede un’altra. Il caso Atalanta dimostra che spesso è la casualità a governare. E se Gasperini fosse stato esonerato? E se non avessero resistito alla tentazione di cambiare? Si può parlare di progetto? Domande senza risposta». Qualcosa di suo Gasperini l’avrà messo, una volta al sicuro. «La chiave è stata continuare a puntare sui giovani che emergevano, e non affidarsi subito all’esperienza degli anziani. Poi, il meccanismo ha preso a girare e nessuno li ha più fermati. Contro la Roma, senza Gomez e Spinazzola, han giocato alla pari. Non dirò stranezze se domani pronostico l’1 dell’Atalanta».

Sul Bologna?

« Sono salvi, non cè molto altro da direCerto, il carburante ci dovrebbe essere sempre. Ma a una squadra costruita per salvarsi, una volta alla meta cosa si vuol dire? I calciatori sono così: in partita, se ti senti già salvo, non corri più come prima. A quello, serve solo la necessità». Si aspettava una squadra di temperamento così modesto? «No. Anzi, io credevo che l’Atalanta di quest’anno potesse essere il Bologna. M’ero sbagliato. Ma con questo Destro era dura sperarlo. Non so cos’abbia, di sicuro non è il giocatore che conosco io, ma il grande punto interrogativo che ha fatto del Bologna, a sua volta, un punto interrogativo. Tutto gira attorno a lui e se lui non gira la squadra ne risente».

Qui non s’è voluto affiancargli un attaccante. Un Borriello, per esempio. «Non è detto però che Borriello avrebbe fatto lì gli stessi gol di Cagliari. O che Destro ne avrebbe segnati di più con lui vicino. I contesti cambiano i giocatori. E i campionati». Noiosetto, questo. «Tutti i verdetti si conoscevano a novembre. È ovvio che quando 10-12 squadre sanno di non avere obiettivi il livello si abbassa. E il campionato si falsa».

Tornare a diciotto squadre?

«Non so se aiuterebbe, se poi dalla B ne salgono di così deboli. Non dico che serva il calcio champagne. Quello non l’ha giocato neanche la Juve col Barcellona».

Donadoni è l’uomo giusto per il progetto rossoblù? «Mi sembra uno che non dà mai 8, ma sempre 6.5, 7. È quindi perfetto per tirar fuori valori ampiamente sufficienti. Perciò trovo strana quest’annata del Bologna. Mi sarebbe piaciuto rivederlo col vero Destro». Un presidente più vicino alla squadra servirebbe? «Non è detto. Il presidente è pure negli uomini che sceglie. La sua figura serve nelle difficoltà. Se ti abitui a vederlo girovagare tutti i giorni perde autorità. Io meno lo vedevo meglio stavo».